STORIA

Per parlare dei cappelli Panizza dobbiamo fare un salto indietro nel tempo. Un salto lungo 135 anni ed arrivare sulle rive del Lago Maggiore. A fine ‘800, complice il momento economico favorevole, le industrie fiorivano un po’ ovunque e quella dei cappelli nell’area verbanese, in modo particolare. Giovanni Panizza, forte dell’esperienza maturata fin da ragazzo nei cappellifici di tutta Italia, nel 1879 insieme a Natale Gamba e Antonio Ferri di Ghiffa, diede vita alla Panizza che, in un lasso di tempo assai breve, da “fabbrichetta”, così amichevolmente soprannominata, divenne uno dei cappellifici più famosi al mondo. Il successo del marchio Panizza si basava su due cardini: da una parte le capacità tecniche acquisite e la ricerca della qualità assoluta, dall’altra le geniali intuizioni, in primis la conquista di mercati stranieri.  logo_panizza_1897
 logo_panizza_1997 Quando Giovanni Panizza decide di ritirarsi a vita privata, cede il comando ai nuovi soci con la costituta snc Giovanni Panizza & Compagni. Tra questi c’era Natale Gamba, self-made man originario di Biella, figlio dell’amico cappellaio Giovanni di Chiavazza (paese natio di entrambi), entrato in azienda come amministrativo e capace imprenditore. Fu così che nel 1897 il destino delle due famiglie divenne “un unico”. Il 1905 fu anno di grandi cambiamenti in azienda. Dei soci iniziali, dopo scomparse, ritiri e liquidazioni, rimasero al timone solo Natale Gamba e Luigi Panizza, nipote del fondatore, che si occuparono del cappellificio, di padre in figlio, sino ai primi anni Sessanta. Nel 1932 iniziò il tirocinio a fianco del padre del giovane Antonio Gamba, uno dei primissimi neo laureati dell’Università Bocconi, mentre Luigi Panizza introduceva il figlio Giovanni.
 

Il commendator Natale scompare nel 1936, lasciando il campo oltre ad Antonio, anche al fratello ingegnere Federico. Le nuove generazioni non tardarono a imporsi e l’azienda acquisì benefici e successo dalla loro guida: Antonio Gamba e Giovanni Panizza gestivano insieme amministrazione e vendite mentre all’ingegnere Federico venne affidato il controllo della produzione. Il 1952 fu l’anno d’oro del cappellificio con una produzione di 240 mila pezzi e un’export del 40%. Nel 1954 scompare Luigi Panizza e ora il cappellificio vede ai vertici la famiglia Gamba con Antonio e Federico, mentre Giovanni Panizza è affiancato dalle due sorelle.

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Il lungimiranterante Antonio, intuendo l’importanza dei mercati esteri, cercò nuove opportunità negli Stati Uniti e firmò un accordo con la Hat Corporation of America per la produzione e la distribuzione del loro marchio in quindici Paesi europei, produzione avviata nel 1959. Nel 1972, si arrivò a una soluzione liberatoria per il cappellificio.

Ai vertici della Panizza c’era ora Antonio Gamba, Piero Ceretti e Andreano Negra della Dorian Hats Ltd di Johannesburg, entrato in società perché interessato a una collaborazione tecnica.

Negra venne nominato Presidente mentre il dottor Gamba riprendeva con ampi poteri il suo precedente incarico di amministratore delegato. Nel 1981, dopo un secolo, macchinari e commerciali vengono trasferiti a Montevarchi, presso il cappellificio Falcus, una realtà più grande che garantiva un adeguamento di volumi e la preservazione di quella qualità che negli anni ha fatto la fortuna di Panizza. Con Falcus si stabilisce un accordo di licenza di marchio, data l’amicizia e la conoscenza che lega le due realtà da anni.leon_values

Come gesto di estremo amore e devozione, Antonio Gamba volle recuperare la vecchia fabbrica che trasformò, senza alterarne l’aspetto, in uno Yachting Residence, realizzando anche il Museo dell’Arte del Cappello, per conservare un patrimonio di pezzi storici. Infine, l’azienda vede protagonista Gian Paolo Gamba, che ha gestito i rapporti con Falcus per 20 anni.

Oggi Panizza ha il volto giovane di Laura Gamba, che con consapevolezza ha saputo raccogliere il testimone di uno dei marchi più riconosciuti del Made in Italy, traghettandolo con personalità verso il futuro. Con l’occhio attento all’eccellenza storica, che trasferisce in ciascuno dei suoi cappelli, frutto di sapienza e artigianalità.